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Allenamento velocità di corsa | La periodizzazione

Il tema della periodizzazione dell’allenamento della velocità di corsa negli sprint meriterebbe un corso a sé stante, tanto è vasto e complesso.

Possiamo però cercare di fissare alcuni punti che reputo estremamente importanti.

Il problema della periodizzazione negli sport

Il nucleo della letteratura scientifica e delle opere di grandi autori come Issurin e Verkshoshansky trattano il tema periodizzazione per gli sport olimpici molto più che per gli sport di squadra, che hanno una stagione fitta di eventi e per la quale gli atleti non possono permettersi di ricercare il picco di forma in una singola data.

Da questo emerge che i nostri atleti, calciatori, cestisti, pallavolisti ed altri sportivi ancora, dovranno sostanzialmente essere in ottima forma almeno 6-8 mesi l’anno o tutta la durata della stagione e non avere un singolo picco di forma in una specifica data.

Dovremo quindi adottare una periodizzazione altamente ondulata, che miri a preservare al meglio determinate qualità mentre cerchiamo di migliorarne altre, incrementando la performance fisica del nostro atleta.

Possiamo totalmente escludere la ricerca della sola ipertrofia muscolare in fase di pre-season, a discapito ad esempio della capacità aerobica, in quanto non avremo sufficiente tempo per lavorare anche sulle altre qualità fisiche necessarie ai nostri atleti.

Non solo: proprio perché lo sport è multifattoriale e la performance in campo dipende da molte caratteristiche anche in contrasto fra loro, dovremo cercare di preservare il più possibile le varie qualità costruite negli anni e nei mesocicli precedenti.

Se stiamo cercando di rendere un nostro atleta molto più condizionato ed in grado di ripetere con brevissimo recupero gesti rapidi ed esplosivi, non possiamo permetterci di focalizzarci così tanto su questa componente da escludere totalmente lavoro in palestra per prevenzione, miglioramento della composizione corporea ed aumento della forza generale, ad esempio.

La velocità negli sprint

Al tempo stesso, se in off-season mettiamo come obiettivo primario l’aumento dell’ipertrofia muscolare e della forza massima, non possiamo certo dimenticare che il nostro atleta ha anche bisogno di correre, di saltare, di fare sprint, e di resistenza muscolare oltre che di elevata capacità aerobica.

La performance nello sport come il calcio, ad esempio, è data da una moltitudine di qualità fisiche, tecniche e tattiche che si intrecciano tra loro, per questo motivo non possiamo selettivamente lavorare su una sola qualità con eccessiva enfasi, lasciando indietro tutto il resto.

Quale metodo abbiamo allora per accertarci di migliorare una o due qualità specifiche, preservando il più possibile ed al tempo stesso tutte le altre?



Alternando periodi di GPP e SPP, ovvero di general physical preparation, che significa preparazione fisica generale, a periodi di specific physical preparation, ovvero di preparazione fisica specifica.

Passiamo dal generico – che coincide con l’off season – per costruire le fondamenta ed arriviamo allo specifico – che coincide con la pre-season e la stagione competitiva stessa, per massimizzare la performance.

La preparazione fisica generica e quella specifica devono essere di pari passo sui tre metodi di allenamento della velocità a nostra disposizione: primario, secondario, terziario.

Se quindi ci troviamo in fase di GPP, lontani dall’inizio della fase di competizioni, possiamo pensare a costruire l’atleta e concentrarci maggiormente su esercizi che possano garantirci ipertrofia muscolare, se necessario, e forza generale di muscoli e tessuti connettivi.

La nostra seduta in palestra dovrà quindi rispecchiare tali esigenze, lavorando in range ipertrofici per la massa muscolare o a carichi elevati per la forza massima, ad esempio, così come tali esigenze dovranno essere rispettate anche nella parte pliometrica e di speed training.

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