Il preparatore atletico del futuro

preparatore atletico

Un preparatore atletico si occupa della prevenzione degli infortuni e dell’aumento della performance dello sportivo.

Per questo riveste un ruolo fondamentale nello sport – anche se lo stipendio dello stesso direbbe altrimenti – e nella carriera di un atleta professionista.

Pensaci.

Il giocatore di calcio che ti fa 20 goal l’anno, quanto può valere?

  • Quanto valgono i goal in Champions di Cristiano Ronaldo?
  • Quanto contano le schiacciate di Zach LaVine in NBA?
  • Quanto vale lo swing di Tiger Woods?
  • Un destro di Anthony Joshua?

Il preparatore atletico di questi atleti è uno dei responsabili della performance degli stessi, sia a livello di prevenzione infortuni, così frequenti nel calcio italiano, sia a livello di aumento delle abilità fisiche degli atleti stessi.

Quanto incide il salto verticale sui goal di testa di CR7?

Quanto incide il trasferimento della forza generata dal bacino fino alle estremità superiori nello swing di CR7?

Quanto incide la forza esplosiva ed il power training nelle schiacciate di LaVine, e nella preparazione atletica per il basket?

La capacità di trasferire la forza ed energia dagli arti inferiori a quelli superiori nel pugilato?

Ok, poniamo il presupposto che tali atleti siano – e sarebbero stati – sensazionali, anche senza il lavoro specifico con un preparatore o più preparatori durante la loro carriera.

E tutti gli altri meno geneticamente fortunati?

Belotti farebbe più goal se non soffrisse così evidentemente di upper-crossed syndrome?

Nagy avrebbe trovato maggiore spazio se la sua massa muscolare fosse cresciuta negli anni spesi a Bologna?

E Ronaldo il Fenomeno, ovvero quello brasiliano, non il portoghese.

Che carriera avrebbe potuto fare senza i continui problemi al ginocchio?

Avesse avuto maggiore stability nelle caviglie, maggiore forza e controllo dei glutei e dei pattern motori della catena cinetica posteriore, sarebbe diventato il miglior centravanti della storia del calcio.

Una carriera rovinata dagli infortuni.

Infortuni su cui avrebbero dovuto intervenire in maniera migliore proprio i preparatori atletici.

Miglioramento della qualità di movimento, rafforzamento dei muscoli deboli attraverso una corretta valutazione, test ed analisi degli stessi.

Una corretta e periodizzata programmazione di corrective exercise, o all’italiana, esercizio correttivo.

Una progressione, a livello di allenamento con i pesi, che avrebbe potuto salvare la carriera di uno dei migliori di sempre.

I problemi comuni da affrontare

Sono davvero tanti, purtroppo, i problemi che uno Strength & Conditioning Coach deve affrontare nelle società sportive.

In particolare, assenza o mancanza di:

  • Tempo
  • Attrezzatura
  • Individualizzazione
  • Costanza
  • Libertà di azione
  • Competenza

Il preparatore atletico ha poco tempo a disposizione con i singoli atleti, e deve lavorare da solo – o con un solo o al massimo altri due o tre collaboratori.

Con 20-30, 40 o più atleti. Assieme.

Come puoi riuscirci?

Uno dei maggiori problemi nella visione odierna della preparazione atletica è proprio questo:

  • La squadra deve migliorare fisicamente -> tutti fanno la stessa cosa

Ok, alcuni fanno lavoro differenziato, alcuni fanno più lavori di un certo tipo che di un altro, indubbiamente: ma non basta.

Ogni singolo atleta ha necessità ed esigenze specifiche diverse.

Non puoi, e ripeto, NON PUOI, mettere un Higuain ed un Dybala nello stesso piano di allenamento.

Che sia una seduta di velocità, esercizio correttivo, o con i pesi.

Ah, sì, i calciatori DEVONO fare i pesi, ed il come l’ho già abbondantemente spiegato nell’articolo sulla preparazione atletica per il calcio.

Higuain è un centravanti di peso, che sposta gli avversari, si fa spazio in area: sbraccia, colpisce di testa, corre poco, incide molto.

Dybala è un giocatore di movimento, dalla forte accelerazione, che sbraccia poco e poco riesce a farsi spazio usando il corpo a proprio vantaggio.

Come posso, da Strength & Conditioning Coach, mettere i due a fare lo stesso lavoro di velocità, di accelerazione, di esercizi correttivi e di pesi?

Sono così diversi da avere necessità fisiche e quindi di allenamento diverse.

Un solo preparatore non può seguire così tanti giocatori in autonomia, sotto così tanti aspetti.

Ecco che emerge un altro problema reale, sul quale mi concentrerò per il resto dell’articolo e per il quale proporrò una possibile soluzione.

Il preparatore atletico, oggi, è una figura a tutto tondo.

Di cosa ha bisogno un atleta?

  • Accelerazione
  • Velocità
  • Salto verticale
  • Resistenza
  • RSA
  • Capacità cardiovascolari
  • Qualità di movimento
  • Mobilità
  • Stabilità
  • Flessibilità
  • Forza
  • Forza esplosiva
  • Prevenzione infortuni
  • Ecc.

Un preparatore atletico deve essere preparato su tutto questo, nel dettaglio, e capire le maggiori necessità dei singoli giocatori.

Come puoi essere così esperto su tutto?

Davvero, è letteralmente impossibile.

Una prova?

Ho letto oltre 100 libri sul tema allenamento con i pesi, e ancora non mi considero un guru dell’allenamento con i pesi per l’atleta.

Il mio focus principale è la forza massima e quella esplosiva, la periodizzazione e la programmazione con i pesi.

E tutto il resto?

Mea culpa, ho una preparazione generale, ma non sono così esperto da poter far lavorare al meglio su tutto: in particolare, riconosco di avere lacune su endurance e flessibilità, che comunque rivestono un ruolo importante nello sport.

Sono anni ed anni che passo 3-4 ore al giorno almeno a studiare quei due singoli temi: forza massima e forza esplosiva.

Per questo mi considero uno Strength & Power Coach, molto più che un preparatore atletico.

E sono certo, penso di dirlo senza alcuna presunzione, di saperne di questi due singoli temi molto di più di praticamente ogni preparatore atletico che lavora per squadre professionistiche in Italia oggi.

Presunzione? No.

E’ che sono veramente intensamente appassionato, fissato ed ossessionato da questi due singoli argomenti.

Pochissimi altro lo sono, e tantomeno possono permettersi di esserlo se vogliono essere un preparatore tradizionale, generalista (e pressapochista?).

Il preparatore atletico di una squadra di calcio italiana sarà bravissimo, non lo metto assolutamente in dubbio.

Ma sa esattamente come massimizzare la forza esplosiva dei propri atleti attraverso l’uso della pliometria e dei pesi? E la forza massima? E’ esperto di jump squat e di squat con bilanciere? Di accomodating resistance? E di deadlift?

Dubito. Non quanto me, sicuramente.
Ne dubito proprio perché deve essere preparato anche su tutto il resto.

Quando sei preparato su tutto, non sei esperto in nulla.

Sei un generalista della preparazione atletica, non uno specialista.

Questo è un discorso che vale per ogni altro lavoro o quasi: se hai male ai denti, non vai da un medico. Vai dal dentista.

Perchè non dovrebbe valere in questo ambiente?

Il futuro della figura del preparatore atletico

La mia visione?

Le squadre amatoriali continueranno con la figura di preparatore “generico”, mentre quelle professionistiche si espanderanno e cominceranno a lavorare con un arsenale di preparatori atletici specializzati.

La specializzazione è la chiave di tutto, e l’unico modo per fare un ulteriore salto in avanti a livello di performance atletica e prevenzione infortuni.

Quali figure specializzate potrebbero nascere? Ne ho pensare diverse, tra le quali:

  • Strength & Power Coach: preparatore atletico specializzato nell’aumento della performance sportiva attraverso l’uso dei pesi ed arrivando al massimo alla pliometria, che è comunque una forma di sovraccarico. Se ne stai cercando uno, lo hai trovato. Piacere, Nicholas.
  • Speed & Endurance Coach: specializzato nell’aumento della velocità, accelerazione e resistenza. Il cardio è la tua area di specializzazione, ma anche il cambio di direzione, rapidità, agilità, ecc.
  • Match Analyst: già esiste in molte società sportive; un esperto di tecnologia, raccolta dati e statistica, che raccolga informazioni di GPS per lo Speed Coach, così come di power output, da affiancare quindi sia allo Strength & Power Coach che allo Speed & Endurance Coach.
  • Corrective Exercise Coach: specializzato nell’esercizio correttivo per errati pattern motori, restrizioni motorie, prevenzione infortuni attraverso varie tipologie di test e valutazione del movimento (Functional Movement Screening, Janda’s Test, ecc.)
  • Athletic Coach: supervisore del tutto, il “tuttologo” non specializzato che supervisioni il tutto e controlli il lavoro dei singoli specializzati.

Il preparatore atletico specializzato

A queste figure, devono necessariamente aggiungersi le figure mediche, oltre al nutrizionista, ed al mental coach, psicologo sportivo, ecc.

In alcune società esistono già figure specializzate, ma sono merce rara, in generale, e temo nella maggioranza dei casi siano ex “preparatori atletici generali” che si sono “specializzati” poi per “trovare spazio”.

Queste figure devono necessariamente avere una preparazione generale anche su TUTTE le altre specializzazioni per capire modalità, volume ed intensità del proprio lavoro ed evitare di interferire con il lavoro specifico degli altri specializzati.

Uno Strength & Power coach, come me, deve necessariamente mantenere ridotti i volumi di lavoro intensi per evitare di tassare eccessivamente il sistema nervoso centrale e l’apparato muscolare, o l’atleta ne risentirà durante il lavoro di Speed & Endurance.

Un Match Analyst deve conoscere le esigenze dello Speed & Endurance Coach, in modo da fornirgli dati già analizzati ed effettivamente utili.

Un Corrective Exercise Coach deve limitarsi a quello: far tornare l’atleta alla piena funzionalità, rimuovendo o drasticamente riducendo i compensi dei pattern motori e restrizioni muscolari, “girando” poi l’atleta allo Strength Coach per il potenziamento degli stessi.

L’Athletic Coach sarà invece la figura generale di riferimento e per il lavoro “di squadra”, in grado di coordinare tutte le figure specializzate per ottenere un approccio sistematico ed efficiente, capace di produrre con costanza atleti forti, veloci, dai movimenti e pattern motori sicuri ed efficaci.

La massima conoscenza del proprio campo, a cui si aggiunge la competenza generalizzata in tutti gli altri, produrrà coach specializzati, in grado di massimizzare la performance di ogni singolo atleta.

Un coach per domarli, uno per allenarli

Dalla figura generalizzata alle figure specializzate, tutti dovranno essere in grado di lavorare per il bene comune della squadra, individualizzando il lavoro a seconda dell’atleta, pur sotto una supervisione globale che permetta alla squadra di essere pronta con le stesse tempistiche.

Non vogliamo metà squadra al picco di forma a dicembre, e l’altra metà a metà marzo.

Idealmente, tali figure specializzate ancora non bastano.
Non basta 1 Strength & Power Coach, 1 Speed & Endurance Coach, ecc.

Servono più di queste figure per ogni singolo ruolo, fatta eccezione per l’Athletic Coach, che riveste il ruolo di generalista della preparazione atletica e può essere un singolo individuo.

Perché?

Preparare un piano di allenamento specifico ed individualizzato in base alle esigenze del singolo atleta è essenziale, per i motivi visti sopra.

Con i pesi, un Dybala avrà esigenze diverse in sala pesi e con la pliometria rispetto ad un Higuain, ad esempio.

Penso che un buon numero per ogni società sportiva che si rispetti possa indicativamente essere tra le 2 e le 3 figure per ogni ruolo.

  • 2-3 Strength & Power Coach
  • 2-3 Speed & Endurance Coach
  • 1-2 Corrective Exercise Coach
  • 1-2 Match Analyst
  • 1 Athletic Coach

Idealmente, tutte queste figure devono aver affrontato un simile percorso di studi.

Ad esempio, avrebbe senso tutte queste figure fossero laureate in Scienze Motorie (o meglio ancora in Strength & Conditioning, il percorso di laurea che sto seguendo io, ma che in Italia non esiste).

Ma il percorso non può e non deve finire lì.

Se tutti fossero riconosciuti NSCA-CSCS, ovvero Certified Strength & Conditioning Specialist, sarebbe ideale.

Tle certificazione affronta ogni tematica: dal corpo umano alla fisiologia, passando per l’apparato cardiovascolare a quello muscolo-scheletrico, affrontando temi come allenamento con i pesi, velocità, endurance, agilità, ecc.

Perché proprio CSCS? Perché è la tra le migliori certificazioni al mondo: non a caso, in Premier League così come in NBA quasi tutti hanno tale titolo, oltre alla laurea.

Un altro percorso interessante, “generalista” e adatto a tutti, prima di specializzarsi, potrebbe essere quello di NASM-PES, ovvero specializzato nell’aumento della performance atletica (specializzazione che ho preso io stesso, non potendo ancora affrontare il CSCS riservato ai laureati).

Altri problemi con la preparazione atletica

Tutto questo non basta.

Le società dovrebbero essere in grado di fornire una sala pesi attrezzata e moderna vicino al campo da gioco, meglio ancora con un campo sintetico o effettivo all’interno della struttura stessa, per utilizzare i metodi a contrasto così efficaci negli atleti, come ad esempio gli scatti di 30-40 metri dopo una serie pesante di squat per sfruttare l’effetto PAP.

Un altro problema comune è la quantità di tempo a disposizione, sia nelle singole giornate, che in un contesto più ampio. All’interno delle società vi è troppo riciclo di figure professionali come il preparatore atletico che spesse volte viene cambiato non appena viene cambiato l’allenatore, che frequentemente ha il suo staff al seguito.

Un preparatore atletico, così come le figure professionali e specializzate che ho proposto, ha bisogno di tempo per massimizzare la performance degli atleti, prevenire infortuni, valutare con test e migliorare la condizione generale degli sportivi stessi.

Altre difficoltà cui va incontro un preparatore atletico?

Lo scontrarsi con l’allenatore, che spesse volte vuole insegnare alla figura specializzata il suo lavoro.

Così come non sta allo Speed & Endurance coach spiegare i moduli di gioco all’allenatore, al tempo stesso un allenatore non dovrebbe esporre le proprie idee, non avendone le competenze, in tema di velocità, ecc.

E’ essenziale ogni figura professionale riconosca il valore dell’altra, e che sia pronta e disponibile a confrontarsi ma rispettando le competenze di ciascuna figura, rimanendo nel proprio confine di competenze stesso.

Solo così un approccio sistematico che prevede l’utilizzo di più figure specializzate che collaborano e che vengono coordinate da una figura “generalista” possono ottenere il massimo dei risultati, grazie ad un approccio olistico a ciò che è – o dovrebbe essere – la preparazione atletica nello Sport.

Il beneficio?

Una squadra performante, lontana dal rischio di infortuni, in un ambiente qualificato, sicuro, competente.

Il rischio?

La creazione di una sorta di Frankenstein, dove il risultato è la sola somma delle singole parti anziché un insieme funzionante ed efficace.

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